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Approfittando del fatto che il guru Richard Stallman sarà a Cosenza il 21-22 marzo e a Napoli il 23-24 marzo prossimi vi riporto una lunga ed estremamente interessante intervista a st.iGNUcius pubblicata in 3 puntate su Punto Informatico, che apre la mente su molti argomenti di attualità ribadendo vecchi concetti buoni da 25 anni a questa parte...
Prima parte: su GPLv3, DRM e brevetti
Roma - Richard M. Stallman - Autoreply Message: This message was generated by an automated system. Il primo contatto con uno dei personaggi più carismatici dell'affascinante mondo di Internet non poteva non iniziare differentemente. Conosciuto con lo pseudonimo RMS, Stallman è senza dubbio tra i più autorevoli esperti d'informatica di fama mondiale. Fondatore del progetto GNU, considerato da molte persone come l'icona della Free Software Foundation, Stallman conduce la sua battaglia per la diffusione del software libero. "Libero come in libertà", recita il motto dei sostenitori di questa causa.
Intelligente, schietto e mordace, Stallman è laureato in fisica ad Harvard ed ha ricevuto molti premi, onorificenze e lauree d'onore da numerosi atenei di tutto il mondo.
Una biografia di Stallman è consultabile presso l'omonimo sito personale. Punto Informatico lo ha intervistato su alcuni dei temi più scottanti del momento.
Punto Informatico: È un bel po', se non sbaglio, che non visita il Belpaese. Cosa pensa del movimento per il software libero in Italia?
RMS: Innanzitutto sarò in Italia dal 17 fino al 28 di marzo, per maggiori informazioni è possibile consultare il calendario dei miei appuntamenti. Interverrò in alcune conferenze: prima nel nord Italia, poi a Cosenza, quindi di nuovo a Milano ed infine a Catania. Per capire un po' meglio la situazione del software libero in Italia, il mio consiglio è di entrare in contatto con gli attivisti italiani del movimento: Stefano Maffulli, Marco Ciurcina. Sono certamente più aggiornati di me sulla situazione locale. Non passo spesso dalle vostre parti e non parlo neanche l'italiano!
PI: Ultimamente si parla molto di GNU GPLv3, la nuova versione della nota licenza per il software libero. Quale è il motivo di questa revisione aggiornata?
RMS: L'idea generale che anima la GPLv3 rimane la stessa che v'era dietro la GPLv2, come sempre. L'obiettivo è di tutelare gli utenti da alcune nuove minacce che stanno mettendo a repentaglio la loro libertà. Nella GPLv3 verranno apportati cambiamenti specifici a certe questioni affrontate nella versione precedente. Stiamo ad esempio facendo in modo da allargare la compatibilità di GPLv3 con altre licenze free software.
PI: Linus Torvalds e GPLv3: cosa mi sa dire al riguardo?
RMS: Una volta raggiunta la stesura definitiva della GPLv3, il passaggio a questa nuova licenza dipende solo dalla volontà degli sviluppatori di Linux. Linux è uno dei tanti programmi che utilizzano licenza GPL nel sistema GNU/Linux, ne è il kernel. Mi auguro che possa abbracciare la nuova licenza. In questo modo, Linux si potrà difendere da tutte quelle insidie che la GPLv3 vuole sventare.
PI: Ad esempio? Ci spieghi bene quali
RMS: Come ad esempio quella che chiamo TiVoizzazione. Il sistema TiVo (nota: un videoregistratore digitale con funzioni avanzate), utilizza Linux ed altri pacchetti di software libero - utilizza insomma un sistema GNU/Linux. Nominalmente, questi programmi sono GPL: puoi prendere il loro sorgente, modificarlo, compilarlo ed installarlo addirittura sul tuo apparecchio. Ma c'è solo un problema: TiVo non gira, se ti azzardi ad installare software modificato. Non ne vuole sapere di girare, a patto che il costruttore non abbia autorizzato le modifiche software.
PI: Un bel problema...
RMS: Software libero? Libero per finta! Questo è solo un esempio per capire la vera natura di queste restrizioni: niente altro che DRM e spyware. Il TiVo, ad esempio, ti spia e non ti permette di usare le registrazioni televisive come vuoi. Proibire agli utenti di installare software modificati significa rendere impossibile la totale libertà d'uso.
PI: E la GPLv3 come pensa di intervenire in merito?
RMS: La licenza non proibirà ai produttori di modificare i software per spiare sugli utenti, ma assicurerà semplicemente che gli utenti possano poi intervenire per modificarli a piacimento. Così che se non ti piace essere spiato, puoi fare in modo che nessuno possa farlo.
PI: Ha parlato di DRM, Digital Rights Management, i sistemi solitamente utilizzati per "blindare" contenuti digitali. Cosa ne pensa?
RMS: DRM, per me, sta per Digital Restrictions Management (nota: Sistema per la Gestione delle Restrizioni Digitali). I sistemi DRM tolgono agli utenti la libertà di controllare il proprio computer - non sono etici!
Non compro mai roba protetta DRM, li definisco "CD-falsi" che utilizzano DRM e non seguono le specifiche standard per la compatibilità con tutti i lettori "compact disc". Non compro neanche DVD video, e dico a tutti di seguire il mio esempio. Inoltre dovremmo fare pressione sui nostri governi per rendere i DRM illegali.
PI: Quale potrebbe essere il ruolo dei governi? Cosa stanno facendo in merito?
RMS: I governi stanno facendo l'esatto contrario, impegnati come sono a rendere illegale ogni modo per aggirare i DRM. Questo dimostra che rappresentano gli interessi delle major, di Hollywood. Non dei cittadini. E questa è solo l'ennesima dimostrazione che la democrazia, al giorno d'oggi, è molto malata.
PI: La diffusione dei sistemi DRM, in pratica, influisce sulla vita dei programmatori?
RMS: L'ingiustizia dei DRM non grava poi troppo sui programmatori, quanto sugli utenti. È uno strumento meschino che nuoce all'utente, perché lo priva della libertà di agire come vuole sui file contenuti su una macchina. Quindi l'effetto dei DRM sui programmatori è solo indiretto. In alcuni paesi, Unione Europea e Stati Uniti, i programmatori non possono commerciare e diffondere certi strumenti software solo perché permettono di neutralizzare i sistemi DRM.
PI: Viene in mente il caso DeCSS, il software utilizzato per decodificare i DVD video criptati. Parliamo quindi di brevetti e software, una questione molto delicata, importante sia in Europa sia nel resto del mondo.
RMS: La Commissione Europea ha appena iniziato a premere per l'introduzione dei brevetti software nei 25 paesi dell'Unione. Se questo ennesimo tentativo andrà a segno, l'Ufficio Europeo dei Brevetti godrà di autorità su tutto il territorio europeo. E questo ufficio è molto favorevole, ovviamente, alla pratica dei brevetti software. Consiglio di visitare http://www.ffii.org per saperne di più.
PI: Ci può spiegare la sua posizione sui brevetti?
La logica dei brevetti, propria del software non libero e delle grandi multinazionali, blinda l'innovazione e dà grandi problemi ai piccoli sviluppatori che vorrebbero sviluppare concetti ed idee. Concetti ed idee che, talvolta, le megacorporazioni hanno già blindato con brevetti.
PI: Come può fare un programmatore a tutelarsi dal rischio d'incappare, anche inavvertitamente, in una violazione di brevetto?
L'unica soluzione è vivere in uno stato che non riconosce ed autorizza i brevetti software. Se così non fosse... non c'è via di scampo. Non c'è niente che gli sviluppatori possano fare per proteggersi.
Seconda parte: su intercettazioni e censura
L'informatica sta cambiando il nostro mondo con ritmo serratissimo mettendo in discussione spesso e volentieri libertà personali ma oscurando anche le prospettive. Per questo Punto Informatico ha voluto proporre a Richard Stallman una riflessione anche su questi temi, che compongono la seconda parte della lunga intervista del "padre" di Free Software Foundation (la prima parte è qui).
Punto Informatico: Controllo delle comunicazioni, intercettazioni ed invasione della privacy. Ultimamente abbiamo assistito ad un'escalation globale. Cosa ne pensa?
RMS: Sulla questione delle intercettazioni servono dei rigorosissimi controlli da parte degli organi competenti. I giudici ed i magistrati devono controllare attentamente l'operato delle forze dell'ordine e le intercettazioni devono essere autorizzate solo per effettiva e comprovata utilità.
PI: Il governo degli Stati Uniti ha confessato di aver spiato i cittadini e di aver tenuto sotto controllo Internet
RMS: Negli Stati Uniti c'è una legge apposita, detta CALEA, che obbliga i fornitori d'accesso e gli operatori di telefonia a tenere sotto controllo le comunicazioni vocali. Ma solo se esistono ordini da parte della Corte Suprema. Il problema è che Bush e soci hanno calpestato i diritti civili di migliaia di cittadini, spiandoli e monitorandoli, in modo totalmente arbitrario. Tutti gli uomini di buona volontà dovrebbero pensarci bene, prima di collaborare in qualsiasi modo con questo regime, questa combriccola di criminali.
PI: L'impatto della tecnologia sulla società è enorme.Quale è la sua posizione sull'intreccio attuale tra innovazione, società ed istituzioni?
RMS: L'informatica può diffondere libertà. Ma al tempo stesso può distruggerla ed aiutare i tiranni. Diffonde libertà quando i computer sono sotto il libero controllo dei cittadini. L'esatto opposto si verifica quando un manipolo di potenti controlla i computer e mette a rischio la libertà di tutti.
PI: In quale senso?
RMS: Negli anni sessanta, nessuno stava dietro ai computer. Tuttavia, qualcuno iniziava già a dire "I computer controlleranno il mondo!". Noi programmatori ridevamo di loro, dicendo che le macchine eseguono solamente le istruzioni date dai loro programmatori. Qualcuno diceva che l'informatica avrebbe trasformato la società in una distopia degna di Orwell, una tirannia totalitaria alla "1984".
PI: Non mi sembra che sia ancora successo
RMS: Bene, al giorno d'oggi le macchine sono programmate per fare, più o meno, ciò che la gente di allora considerava come distopico. I computer non sono tiranni, sia ben inteso, ma possono aiutare i tiranni a creare una vera dittatura. Quindi quelle persone che deridevamo, in un modo o nell'altro, avevano ragione.
PI: Come sta accadendo in Cina con il controllo totale di Internet?
RMS: La Repubblica Popolare Cinese non è proprio una dittatura totalitaria, ma ciò che sta avvenendo in Cina dimostra che si tratta indubbiamente di un governo tirannico. Un governo che non rispetta i diritti umani fondamentali, come ad esempio quello di poter criticare liberamente il proprio governo. Internet in Cina è stato un grande strumento per la democrazia, almeno fino a quando le autorità non si sono accorte di poter controllare la Rete in maniera efficace, rigorosa e precisa.
PI: Cosa pensa del recente scandalo su Google, Microsoft, Yahoo e Cisco, accusate di aver collaborato e fornito strumenti informatici al regime cinese?
RMS: Se gli Stati Uniti avessero davvero a cuore i diritti umani, potrei aspettarmi che Washington faccia qualcosa e proibisca a queste aziende di cooperare con la censura di Pechino.
PI: Come icona del Movimento per il Software Libero, accetterebbe contributi provenienti dal governo cinese, a patto che questi siano in linea coi parametri della FSF? Sarebbe da considerarsi etico?
RMS: Sì, perché no? I governi non sono mai totalmente cattivi ed il loro grado di bontà dipende dalle azioni che fanno: se il governo Cinese decidesse di incoraggiare la produzione di software libero, non sarebbe proprio un male. Perché ogni contributo alla causa del software libero è un piccolo contributo per la libertà di tutto il mondo.
PI: Si improvvisi futurologo, anche se lei è uno scienziato ed un informatico. Cosa potrebbe accadere nei prossimi 10 anni, nel mondo, almeno dal punto di vista tecnologico?
RMS: Non ho certo una palla di cristallo e non sono davvero in grado di azzardare previsioni. Non sono in grado perché dipende tutto dagli utenti: sono in gioco le nostre libertà e non si sa chi sarà il vincitore.
Vincerà la libertà? Spero solo che gli utenti possano combattere con noi per questo importantissimo risultato.
Terza parte: ecco perché il sw dev'essere libero
Il software deve essere uno strumento manipolabile e ridistribuibile per tante ragioni, anche perché questo aiuta a cooperare, a lavorare insieme, con vantaggi per tutti. Questo uno dei nodi su cui si articola l'attività del Free Software Movement fondato e animato da Richard Stallman, presidente di Free Software Foundation, qui al capitolo conclusivo di una lunga intervista rilasciata a Punto Informatico, una "sezione" interamente dedicata proprio al movimento che propone e sostiene il Software Libero (sezioni precedenti qui e qui).
Punto Informatico: Parliamo quindi del Free Software Movement. Quali sono i valori fondamentali del movimento? In cosa crede? Qualcuno dice che crede soprattutto nella creatività
RMS: Attenzione, bisogna fare un po' di chiarezza. I programmatori del FSM credono innanzitutto in due valori: libertà e comunità. Mi piace anche la creatività, d'accordo, ma non bisogna mai anteporre questo valore alla comunità ed alla libertà. Non si può perdere libertà importanti solo per preservare la "creatività".
Tante volte, molti gruppi e molte persone parlano della "creatività" come se fosse un vero e proprio ideale, un credo con dei fini che ricadono sulla società. In verità, io ho elaborato una teoria riguardo questa curiosa faccenda.
PI: Può essere più chiaro?
RMS: Penso che tutta questa chiacchiera sulla creatività sia parte di una lunga campagna di agenda setting mediatico, condotta soprattutto da major discografiche e studios cinematografici. Vogliono insegnarci ed inculcarci che la "creatività" è al di sopra di tutto, così da farci sposare la causa della difesa estrema e belligerante del copyright.
PI: Il FSM va quindi contro le grandi aziende? Contro i poteri forti dell'industria multimediale e delle grandi software house?
RMS: Nuovamente, bisogna fare un po' di distinzioni: anche se è vero che gran parte del "software non libero" viene prodotto da grandi aziende, noi non siamo assolutamente contrari al mercato ed all'industria. Noi siamo contrari a tutte quelle pratiche per la distribuzione del software che tolgono agli utenti la libertà di manipolare, modificare e ridistribuire i programmi.
PI: Volete forse creare un "modello alternativo"? Un'alternativa allo status quo?
RMS: No, no: noi siamo interessati a creare un'alternativa nella stessa misura in cui Greenpeace o Amnesty International vogliono cambiare le cose. Greenpeace vuole salvare l'ambiente dalla distruzione - non creare un'alternativa "verde" per una nicchia di persone. Amnesty International vuole liberare gli oppressi ed i criminali torturati, battendosi per dare loro i dovuti diritti umani - non vuole creare un mondo dove questi scempi non sono possibili.
Noi, come Free Software Movement, vogliamo dare a *TUTTI* gli abitanti del cyberspazio il diritto di modificare, ridistribuire e cambiare il software che usano - non abbiamo intenzione di creare un mondo separato dove solo pochi eletti hanno questi diritti.
Fintanto che libertà e comunità vengono indicate come due "alternative" all'attuale divisione ed oligarchia dilagante, significa che FSM ha ancora molto da fare.
PI: FSM si batte quindi per un mondo più libero. In che modo può contribuire allo sviluppo dell'informatica, specialmente nei paesi in via di sviluppo?
RMS: Quando un programma è libero, allora gli utenti possono ridistribuirlo e modificarlo. Nessuno deve pagare niente. Questo può far risparmiare soldi ai paesi più poveri, ed è sicuramente un bene. Ad ogni modo, questo non è il vero motivo per cui dovrebbero usare software libero.
Il motivo più importante è che l'uso del software libero è il miglior modo per essere liberi e per cooperare, una cosa positiva per tutti: ricchi e poveri.
PI: Cosa ne pensa del progetto di Nicholas Negroponte per distribuire computer a basso costo nei paesi poveri?
RMS: Mi piace. Io sono per chiunque distribuisca computer, laptop in questo caso, che utilizzano software libero.
PI: Ci sono progetti per "Free Computers"? Fantascientifico, forse, ma pensiamo a computer costruiti senza l'uso di brevetti. Ha mai considerato l'ipotesi?
RMS: C'è una bella differenza tra oggetti fisici ed oggetti digitali! Con libero accesso al sorgente, io posso ricompilare, modificare e copiare un software. Non possiamo fare la stessa cosa con i computer: non ci sono compilatori o sistemi per copiare le macchine, può essere fatto solo in fabbrica.
Sull'argomento, mi viene da pensare comunque a quello che io chiamo Treacherous Computing - qualcuno lo chiama Trusted Computing. Sta prendendo piede. Molti computer hanno hardware integrato che limita la libertà degli utenti, spiandoli.
E la nostra incapacità di produrre chip è un grosso problema che va affrontato: come possiamo essere sicuri di avere accesso totale ad una macchina che viene controllata da altri?
a cura di Tommaso Lombardi
Si ringrazia Stefano Maffulli per la cortese collaborazione nella stesura dell'intervista